Accompagnare nella ricerca scientifica

Ieri ho parlato del bambino come scienziato e perché sostenerlo in questa ricerca, ma veniamo alla domanda più importante per noi adulti: come accompagnare un bambino in questa ricerca?

Intanto un paio di accenni di bibliografia, sicuramente Maria Montessori ci può venire in aiuto, suggerendoci la creazione di un ambiente adatto al bambino, dove materiali, spazi e luoghi sono predisposti per le sue scoperte e il suo movimento.

Scoprire la verticalità e i primi movimenti sulle gambe con strumenti Idonei

Se parliamo di movimento nella prima infanzia un pensiero mi viene subito per Emmi Pikler che ha creato delle strutture studiate per la scoperta del movimento (fascia 0-3 anni). Sempre parlando di luoghi predisposti e attività Simon Nicholson teorizzò che in qualsiasi ambiente, sia il grado di inventiva e creatività, sia la possibilità di scoperta, sono direttamente proporzionali al numero e al tipo di variabili in esso presenti, ecco come nasce la teoria delle Loose Parts e del gioco destrutturato

(ne parlo meglio nei prossimi giorni!). Quindi giochi e spazi predisposti (ma non strutturati) aiutano il bambino a scoprire e sperimentare. Se mettiamo poi piede all’esterno… si apre veramente il mondo, lasciar toccare, costruire, sporcare un bambino in un metro di terra permette di stimolare tutti e 5 i sensi, permette di mettersi in relazione con l’ambiente naturale, dal più piccolo al più grande, dalla dura pietra, alla tenera foglia.

C’è poi un tipo di comunicazione che trovo splendida con gli adulti e con i bambini, la CNV (comunicazione non violenta o comunicazione empatica) basata sulle teorie di Marshall Rosenberg, la quale permette di comunicare e rispondere ai bisogni di entrambe le parti dialoganti, senza creare aspettative deludenti e fraintendimenti.

Isabelle Filliozat, nella fascia 0-6 è semplice e chiara, ci sono delle basi neurologiche che sottostanno ai comportamento dei bambini, se ci chiariamo questo fatto, almeno la metà dei comportamenti che noi leggiamo come problema loro sono errori nostri. Errori di aspettative (sul loro sistema neuronale), comportamenti ed emozioni. Capito questo possiamo riformulare richieste e ambiente.
Tornando al nostro bicchiere d’acqua… come accompagnarlo nella richiesta di scoprire e non allagare casa?

*predisporre un ambiente idoneo (se va bene che lo faccia a tavola usare un vassioio, dare delle ciotoline e bicchierini adatti alla misura delle mani)
*offrire un’alternativa: so che vedere cosa fa l’acqua è molto interessante, ma vedi, ora si sta bagnando il tavolo e si rovina. Andiamo a farlo nella doccia insieme e magari portiamo un altro bicchiere?
* offrire uno spazio predisposto con vassoio, ciotole di varie misure e tubi in cui provare. Ora che fa caldo via libera a terrazzi e giardini. Eventualmente usare una pscinetta che contenga bambino e vassoio.
*offrire un contenitore(vassoio) aiuta il bambino a definire un limite dell’attività (qui si, li no) e a contenere i danni; questo non vuol dire che verserà l’acqua solo li dentro (vogliamo immaginare la gioia di vederla uscire poi tutta dal vassoio), ma con il tempo (anni, non giorni o mesi) impara che per ogni cosa c’è un tempo e uno spazio adatti. (esce l’acqua dal vassoio, nessun problema, si da lo straccio per asciugare e si fa notare che poi l’acqua con cui giocare finisce…)
*offrire attività diversificate, anche di vita “pratica” sullo stesso tema (acqua= pulire, annaffiare…) si attivano così anche altri processi che possono essere quello dell’ordine, dell’empatia, della cura per se e gli altri…
*consolare… a volte si deve dire di no ad una nuova scoperta, perchè pericolosa o perchè non si può fare. Non resta altro che fare che accogliere e verbalizzare. (Vedo che sei proprio arrabbiato, credo tu sia triste perchè non ti faccio tenere il bicchiere con l’acqua ora che stiamo uscendo, ma ora sono di corsa e ho bisogno che tu non ti bagni se no faccio tardi, potremmo metterlo sul tavolo per quando torniamo e abbiamo più tempo ). a volte va, a volte no…
* osservare. Osservare in silenzio con loro quello che succede, verbalizzare oggettivamente le conclusioni. (il ghiaccio si è sciolto, com’è freddo!)
*giocare, giocare con loro… la plasticità del cervello per fortuna non è prerogativa dell’infanzia!

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