Neurotrasmettitori a nanna con Mini e Maxi

Stasera è successa una cosa, all’ora della messa a nanna mia figlia ha iniziato a lamentarsi che non voleva mettere via un giochino, che saprei avrebbe perso durante la notte nel letto, con chiare e prevedibili tragedie l’indomani fin tanto non l’avesse trovato. Nel mentre cercavo di addormentare il fratello con lei che protestava/piangeva/urlava. Un venerdì sera da leoni… si di quelli che ti hanno sbranato e mollato li con gli avvoltoi…

Continua con il lamento, poi cede e vuole nonsocosaltro… ad un certo punto inizia la fase non ti voglio più bene/io voglio il mio papino/papinoooo dove sei ti voglio, non voglio la mamma/ mamma cattiva /mamma non ti voglio.

Bene, per qualche minuto ho cercato di dire, non lo pensa veramente/è stanca e assonnata /vuole la mia attenzione … verbalizzo, ricordo le parole giuste da dire.. ma niente lei continua. ad un certo punta, tutti i miei sforzi si concentrano nel dire, non  lo pensa davvero , però inizia un pò a dispiacermi. Quasi mi arrabbio, insomma sono li, tuo fratello ha sonno, sono stanca… Invece no, lei urla e non capisce, in più diciamolo, mi tratta male.

Fino a che l’ illuminazione.

Due anni di letture e inzio con Mini brontola, si sente arrabbiato e prepotente… […] finchè Maxi entra e chiede, oh perbacco che succede?

… e via fino al coccodrillo, Mini ride, è più tranquillo. e se fossi un Coccodrillo?

Le lacrime passano, cala il silenzio, il mio bimbo intanto si è addormentato, lei si appoggia e ascolta. Dopo due coccole sta già sognando.

E anche stasera è andata.

 

Ma perchè raccontare questo, perchè sono successe due cose stasera che so che accadono molto spesso:

  • il bimbo “tratta male” il genitore, che si sente ferito dalle sue parole
  • la lettura, anche senza libro, ha riportato la quiete.

 

Analizziamo il primo punto.

Stanchezza, emotività, poco controllo della famosa corteccia frontale hanno portato mia figlia ad una serie di richieste/proteste che non erano adeguate alla situazione e comunque mal tollerate. Razionalmente sapevo tutto. Emotivamente mi sentivo rifiutata da mia figlia, MA io sono l’adulto, devo saper accantonare, con difficoltà, la mia parte emotiva e dire, ok che devo fare? Analizzo, valuto, considero i risultati e cerco la soluzione più idonea. Non vuol dire che non ci rimanga male, ma io sono l’adulto, non è sufficiente che lo sia quando scelgo il menù più salutare o la canottiera per l’inverno, serve che lo sia soprattutto quando non è in grado di gestire una situazione e va riportata la calma. Anche se è dura e faticosa.  Non vuol dire non dar voce al proprio sentimento, ma essere capaci di metterlo su piano corretto, dare la reale e giusta importanza a quello che sta accadendo. In una situazione come quella di stasera potevo agire anche in un’altra maniera, arrabbiarmi perchè mancava di rispetto, ero li per lei e invece mi trattava male, non sentiva la mia autorità e la trovavo insubordinata, tanti motivi più o meno validi, ma da una parte siamo in casa e non in una caserma, per cui lei deve rispetto a me tanto quanto ne devo io a lei, per prima cosa insegnandolo ogni istante, dall’altra sono io l’adulto, anche se mi fa arrabbiare dovrei tenere sotto controllo la mia corteccia frontale e non reagire in maniera aggressiva. Se vogliamo metterla in maniera scientifica (quella che più mi piace) succede questo:

L’area del cervello che gestisce le reazione agli eventi e la regolazione emotiva è quella prefrontale, che termina il suo sviluppo intorno a 20 anni (si ho scritto venti, non due), vuol dire che in un bimbo piccolo, in situazione di stress (stanchezza, sonno, fame, malessere…)  non è in grado di gestire adeguatemente e in maniera socialmente accettabile le sue reazioni. Neppure accettare che una vola mosca vicino a lui se in quel momento non è predisposto. Questo non vuol dire che dopo non si possa spiegare e aiutare a gestire meglio, ma che in quel momento non è in grado di farlo.

Il bambino usa le risorse neuronali che ha a disposizione nell’ immediato, per cui quelle più istintuali e reattive, sta all’adulto aiutarlo a passare dalla fase reattiva a quella ricettiva

Se gli urlo, salgono i livelli di stress nel bambino, sale il cortisolo, si abbassano i livelli di melatonina (che regola l’addormentamento…), rimane attiva la parte primitiva del cervello che agisce in maniera reattiva. Adrenalina e noroadrenalina aumentano in caso di stress,  la serotonina si abbassa. Adrenalina e noroadrenalina sono neurotrasmettitori che provocano risposte immediate agli eventi, non sono risposte “filtrate” secondo le regole sociali, ma istintuali. Sono quei neurotramettitori che salvano la vita perchè fanno agire nell’attimo, ma che chiaramente non sono utili in altre situazioni.

Se invece voglio invertire la rotta? Devo puntare sulla dopamina, le  endorfine,  e in orario serale  sulla serotonina, che poi si trasforma in melatonina, vista l’ora non male come soluzione. Perchè dopamina ed endorfine? Perchè sono in neurotrasmettitori che si occupano di appagare il cervello, sia a livello di tono dell’ umore che di regolazione dei processi emozionali del piacere e della ricompensa. Se attivo questi sistemi, la bimba si rilassa e nel caso si ragiona.

Ed ecco qui che arriva la lettura…

Ti voglio bene anche se è uno dei nostri libri preferiti, ci accocoliamo per leggerlo e oramai anche i miei figli lo sanno a memoria. Sull’onda della memoria, l’ho richiamato alla mente, era il libro perfetto, che fa sorridere e ridere (ehmm   causa vocine di orsi insetti e coccodrilli) , ma soprattutto da un appagamento emotivo. Per noi leggere è proprio una coccola grande, ma in questo caso è sufficiente richiamare alla memoria l’evento lettura per dare inizio all’ appagamento, endorfina e dopamina si alzano, aumenta il livello di serotonina che presto si trasforma in melatonina, la bimba è contenta, ha “ottenuto” quello che voleva , è appagata. Ora è in fase ricettiva, niente prediche o parole superflue, si ascolta e ci si addormenta così, accoccolate.

MA…. e se avessi solo coccolato? Non funzionava, se non avessi portato prima la quiete, non avrebbe accolto l’abbraccio. SPesso infatti si parla di abbraccio contenitivo per calmare, perchè questo atttiva altri recettori, ma non tutti i bimbi lo accettano, molti hanno bisogno di calmarsi prima di accettare il contatto fisico. Banalmente riportiamolo con noi adulti, se litighiamo con il partner, mentre litighiamo accetteremo mai un abbraccio? Probabilmente no… piuttosto un gesto, una parola che riesca a rompere la discussione quella si, sarebbe accolta.

 

Così da stasera Ti voglio bene anche se… non è solo un libro letto, ma ora anche raccontato nel buio della notte

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

  • Stress, cortisolo, plasticità neuronale e patologia depressiva Stress, cortisol, neuronal plasticity, and depressive disorder G. Biggio1 , M.C. Mostallino2 (https://www.jpsychopathol.it/issues/2013/vol19-1/13Biggio.pdf)

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