Onbuhimo – come si porta dietro in Giappone

Il 27 Dicembre ho partecipato ad un interessante workshop con la Professoressa Masayo Sonoda, presidente dell’ NPO Babywearing LAPO Japan,

Workshop con Masayo Sonoda

una delle scuole di babywearing più importanti del Giappone, con all’attivo circa 140 consulenti su tutto il territorio Giapponese. LaProfessoressa Sonoda è laureata in Interdisciplinary Information Studies nel 2013 all’ Università di Tokyo,  è specializzata in ecopsicologia e studia il comportamento e repporto tra mamma e figlio durante il babywearing.  E’ stata ospite presso la mia Associazione La bottega Allegra, nell’ottica di uno scambio e crescita tra consulenti di diverse scuole, grazie l’ idea della collega Chiara Venturoli  promosso da Wear Me baby e il supporto tecnico di MarsupiMania

Quando la Professoressa Sonoda è arrivata ho avuto modo di parlare con lei personalmente  e le ho mostrato alcuni degli Onbuhimo “occidentali” (un Lennylamb e un Didymos) presenti in fascioteca, si è stupida che noi li proponessimo per bimbi “grandi”, in cui la caratteristica fisica è di essere lunghi almeno 80 cm. Il concetto orientale di Onbuhimo è ben diverso dal nostro infatti! Intanto l’ Onbuhimo non è una tipologia di supporto ma un modo di portare, infatti l’ etimologia della parola significa fascia (himo) dietro (onbu), per cui tutti i supporti strutturati e non che vengono utilizzati per portare sulla schiena sono Onbuhimo.

Fascia rigida giapponese

Un’ ulteriore differenza è l’eta da cui vengono utilizzati, genericamente dai 4 mesi circa i bimbi vengono messi sulla schiena, prima vengono portati in braccio o al più davanti in un simil triplo sostegno. Parlando poi di supporti veri e propri, le fasce utilizzate sono della metà del nostro pannello in altezza e circa 4,2mt (la nostra taglia 6), ma la grande differenza è la grammatura, le fasce sono veramente sottili!  Genericamente i bambini vengono portati molto alti rispetto alle nostre abitudini, tanto che uno dei primi viaggiatori occidentali che hanno messo piene in Giappone e ne hanno potuto documentare usi e costumi, riporta che le donne apparivano con due teste tanto i bambini apparivano “alti”. I motivi sono molteplici, tradizionalmente i più piccoli venivano portati sotto i vestiti della mamma, in cui lo stesso kimono talvolta fungeva da supporto ulteriore per portare, per cui necessariamente per tener fuori la testa del bambino, questo doveva risultare a pari di quella dell’adulto. In secondo luogo i Giapponesi e più in generale le popolazioni Mongole,  hanno una postura e allineamento vertebrale in cui la cifosi e la lordosi sono meno accentuate rispetto alle popolazioni Occidentali (Caucasiche e Africane), questo modifica quindi il modo di portare sulla e dello scarico sulla colonna.

Storicamente in Giappone si porta da che se ne ha memoria, nata presubilmente come esigenza di trasporto, sicurezza, contatto per il bambino, l’ Onbuhimo è entrato nella quotidianità delle persone sin da piccolissimi, prima come portati e poi come portatori. Diverse immagini del ‘900 rappresentano bambini piccolissimi portati a loro volta da bimbi poco più grandi di loro,La differenza principale che ho notato è che con gli adulti i bambini venivano prevalentemente portati sotto i propri indumenti (kimono) mentre quando sono portati da altri bambini sono portati sopra i vestiti, ad onor del vero questa è una riflessione che nasce ora, avendo sotto gli occhi una serie di immagini di bambini portati.

Parlando invece di supporti mi ha colpito il punto di vista riportato dalla Dott.sa Sonoda la quale parte da una premessa: la cultura giapponese ha un modo differente di vedere un oggetto rispetto al nostro modo di pensarne l’utilizzo. Secondo la sua esperienza e i suoi studi in Giappone comparati all’ Europa, in Occidente cerchiamo di creare uno strumento standardizzato in modo tale che chiunque possa utilizzarlo ed avere lo stesso risultato, mentre in Giappone lo strumento è molto semplice e solo le persone che si impegnano ad utilizzarlo possono ottenere un certo risultato. Basti pensare all’ abbigliamento e alle misure tradizionali: in Europa si cerca di fare delle misure che differiscono in larghezza e altezza per maglie, pantaloni, vestiti…. in Giappone ci sono due misure di Kimono, una più piccola  e una più grande, sta a chi lo indossa saperlo far adattare bene al proprio corpo. Questo principio si rivede anche nell’ Onbuhimo, tradizionalmente in bambini erano appunto portati sotto il kimono, legati da sopra  con la cintura del kimono. Ora chiaramente vengono usati altri strumenti, ma vige lo stesso principio, in cui la fascia o il supporto strutturato è molto semplice, ma la tecnica fa “la differenza”

L’ incontro con la Dott.sa Sonoda è stato un regalo di Natale inaspettato,  se volete saperne di più qui trovate alcuni riferimenti:

Questo è il link all’ evento con maggiori informazioni  e qui trovate il sito di della Dott.ssa Sonoda con alcuni articoli in inglese

https://www.babywearing.jp/blog/category/english-article

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