Quando arriva la primavera?

Come spesso accade, si cerca di programmare e rispettare i tempi che ci si da. Come non accadeva da tempo, la situazione che stiamo tutti vivendo mi costringe spessoa rimandare. Se il giorno prima era sembrata una giornata “buona” in cui era possibile fare un pò tutto quello che avevo in mente, il giorno successivo alle 10 c’era già il pandemonio. Complice la stanchezza, notizie non troppo belle, tensioni… la giornata è stata un disastro. E l’ umore anche peggio. Normalmente sarei uscita di casa a farmi una passeggiata… opzione chiaramente da scartare. Allora che fare? Prendersi tempo. Se tutto in quel momento va a rotoli fermiamoci. Continuando ad andare, continuiamo solo a rotolare anche noi. Chiuso il computer, telefono, isolata per 24 ore e sono ripartita da me. Ci sono voluti altri due giorni in realtà per ripartire, per rielaborare e poi cancellare metà di quello che avevo già scritto, ma senza essere convinta. Perchè racconto questo? Succede che si fanno dei piani, ma quello che ci circonda a volte ci fa rivedere che la strada intrapresa forse non era quella adatta a quel momento.

Volevo partire dai bambini. mi fermo. Partiamo da noi. Se noi adulti lasciamo andare alla deriva le nostre emozioni non possiamo essere la guida che serve ora ai nostri figli.

Online trovate molti suggerimenti utili per gestire emotivamente al meglio la situazione, ne riprendo alcuni dallo scorso elenco.

  • Attenersi ai dati scientifici scegliamo accuratamente le fonti e riferiamoci ai numeri, alla statistica, non alle opinioni. Se abbiamo bisogno di qualcuno che li interpreta scegliamo chi studia e ha studiato almeno un pò di statistica e di virologia nel suo percorso di studi.
  • Limitare l’accesso all’informazione durante la giornata dedicare mezz’ora/un’ ora al giorno permette di tenerci informati sulle normative in atto (che banalmente è la cosa che dal lato pratico serve) e a non focalizzare il proprio pensiero solo sulla pandemia.
  • Parlare delle proprie emozioni poter dare un nome alle proprie emozioni e preoccupazioni, condividerle con chi ci sta “accanto” aiuta a non sentirsi soli e generalmente a gestirle meglio.
  • Creare una routine, fare esercizio fisico (per quanto possibile) e di rilassamento scandire la giornata e prendersi cura di se aiuta a non trascurarsi, non “abbruttirsi” e non cedere a sentimenti di noia e sconforto.
  • Dedicarsi alla coltivazione dei propri interessi aiuta a tenersi occupati, la mente attiva, fissarsi degli obbiettivi giornalieri per un hobby, una passione aiuta ad avere dei traguardi positivi da realizzare. Anche con i bimbi in casa, se possibile cercare di dedicare del tempo alla cura di se come accrescimento personale permette di ritagliarsi un tempo e uno spazio personale.

Vorrei però parlare di un punto per me veramente molto importante che è l’analisi dei bisogni e le strategie per attuarle. Questa non è farina del mio sacco, ma è di M. Rosenbelg, creatore della Comunicazione non violenta (CNV). Analizzare quali sono i bisogni che sottostanno ai nostri comportamenti, ci aiuta a ridefinire quali possono essere le strategie per soddisfarli. Quello che spesso accade è che noi ci sentiamo frustrati non perché non riusciamo a soddisfare quei bisogni ma perché ci focalizziamo su delle strategie inattuabili in quel momento. Vi porto un esempio semplice: poniamo come essenziale per noi il bisogno di MOVIMENTO. Le strategie che normalmente potremmo riassumere possono essere:

  • uscire a correre
  • andare in bicicletta
  • fare una passeggiata
  • attività fisica….

Se penso al movimento invece come spostamento da A a B perchè in B c’è una determinata attività:

  • fare un viaggio
  • andare al museo
  • fare la spesa
  • andare al lavoro
  • andare al cinema

Andare quindi in auto/aereo/treno/….

Tutte queste attività/strategie ora non si possono attuare, alcune strategie inglobavano anche altri bisogni. Cosa possiamo fare quindi? Prendiamo il primo slot e assumiamo che il bisogno di movimento sia determinato da un bisogno di ATTIVITA’ FISICA, quali strategie allora posso adottare?

  • saltare la corda
  • ballare
  • fare esercizio anaerobico in casa
  • noleggiare una cyclette o tapis roulant
  • immagino tanto altro (ma vedi sopra il mio sport è divano+libro+cioccolato)

Se il mio bisogno di movimento invece era inteso come bisogno di spostarmi…

  • visitare un museo attraverso il loro sito
  • leggere e programmare nuovi viaggi
  • programmare insieme ai negozianti la spesa a domicilio o con internet (rimanendo che in ogni caso si può andare a far la spesa…)
  • leggere un libro (che porta ovunque, dal polo nord ai deserti, alle foreste e le giungle…)
  • vedere un film in streaming, ma anche rivederne uno già visto.
  • sognare, immaginare e fantasticare di posti e terre lontane
  • organizzarsi attraverso web call e telelavoro.

A volte sono le strategie che ci bloccano, altre è cercare di capire la reale necessità di quel bisogno. Siamo adulti, ora più che mai dovremmo fare un pò di introspezione. Cercare di alleggerire il nostro carico di bisogni ci permette di essere più leggeri e liberi nelle nostre case. Riconoscere quali sono i bisogni fondamentali che abbiamo e legarci a quelli, ci permette di sentire meno la mancanza delle strategie che non possiamo attuare.

Al di là dei bisogni che possiamo immaginare (protezione, alimentazione…) cos’altro possiamo pensare come bisogno? Alcuni potrebbero essere: sentirsi accolti, accettati; essere riconosciuti come persone; sentirsi parte di una comunità; l’ autorealizzazione personale. Quando anche questi bisogni vengono soddisfatti, riusciamo a raggiungere un senso di benessere che ci permette anche di sopravvivere ad una limitazione delle nostre strategie perchè i nostri bisogni sono comunque soddisfatti e spesso indipendenti da singole strategie.

Porto un altro tipo di esempio che sto spesso leggendo nei gruppi di genitori in questi giorni. Case piccole, tante persone che le abitano insieme per lungo tempo e poche possibilità d’uscita. Io in questo posso leggerci alcuni bisogni: autonomia, spazio (fisico) personale, calma, silenzio, tranquillità, tempo personale per poter lavorare/cucinare/pulire o anche stare in pace su un divano, potersi muovere per casa senza inciampare. Cosa può mancare: un giardino in cui uscire e passeggiare, ma anche un terrazzo o un cortile; magari è presente solo una camera o comunque in numero non sufficiente al nucleo; riuscire a darsi il cambio nella gestione dei figli e della casa; a volte il lavoro o comunque una sicurezza economica. In tutto questo sovrastati dalla paura di questa emergenza. Cosa si può fare allora? Trovare delle strategie diverse. Riuscire per prima cosa a mettere dei paletti, questo per 10 minuti è il mio spazio di riposo; adesso è il turno del partner e si delega (accettando il compromesso che non sempre venga fatto come lo si desidera). Farsi una doccia in silenzio o tornare all’adolescenza e cuffie nelle orecchie e si legge un libro. Quando la mancanza dello spazio fisico viene a mancare, ritrovare il proprio spazio interiore è quello che permette di respirare senza sentirsi soffocare dalla situazione. Una sera, nella quiete della casa, fermarsi e buttare giù un lungo elenco di tutto quello che ci manca, ti quello che vorremmo fare poi e di quello che in realtà possiamo fare adesso, magari privandoci di un pezzettino, ma molte cose è comunque possibile farle. E se da soli non si riesce a trovarle? Si può chiedere ad un amico, al partner, il gruppo preparto o potete scrivermi… A volte è necessario cercare un approccio diverso al problema per scoprire altre 10 soluzioni.

E ora viene il bello. Lascio i compiti 😉

Questa settimana prendete una scatola più o meno 30x30x30, fino a settimana prossima la riempite senza comprare nulla ma usando oggetti di riciclo che avete in giro per casa (destinati probabilmente a essere accumulati) e oggetti da buttare (tappi, barattoli, cartone…). L’attività va benissimo anche per i bimbi, nel caso ognuno prepara la sua scatola in cui sceglie cosa mettere dentro.

Vi aspetto domenica prossima e buon nuovo inizio

“Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio.
Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra.
Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede.”

Lao Tse

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